Manfredi 

sabato 28 marzo 2009

Primavera

Strappare in pezzi medi un sacco di registri contabili, contratti, ricevute, mentre te ne raccontano la storia. Numeri su numeri, un usuraio, altre vite, gente morta.
Sentire che stai dando forma a qualcosa, spostando televisori e aggiustando prese di corrente.

domenica 22 marzo 2009

Another comeback

Non scrivo sul blog da mesi. In tutto questo tempo mi sono venute in mente cose più o meno interessanti da scriverci sopra, per la maggior parte riflessioni su... più o meno tutto. Quando riprendo il blog dopo molto tempo, però, la tentazione irreprimibile è di fare quello che avevo giurato di non fare: il post riassuntivo di tutto quello che ho fatto dall'ultimo post a oggi. Ma alla fine penso che non sarebbe molto interessante; non per fare il lamentoso "a nessuno frega niente della mia vita huhu!!11", ma più che altro perché chi legge questo blog probabilmente sa che ho dato degli esami all'università e che ho da poco acquistato un iMac 24. Forse sono di meno quelli che sanno che l'altroieri il suddetto iMac ha smesso di vivere e che devo portarlo all'assistenza Lunedì.

Per il resto, pare che la vita continui, fra improvvise illuminazioni e prese di coscienza, e la coscienza di non essere ancora usciti del tutto dall'adolescenza. E la credenza nella scienza, e che c'è da portare nella mia casa una credenza da una casa che è stata venduta e che era di una persona che non c'è più. E che forse dovrei cominciare a scrivere così, come un coglione post-qualcosa, anche se non ne sono in grado. Che raccontare tutte le cose a una a una, sia che siano fatti, sia che siano riflessioni, è bovino. E che vorrei scrivere come bucknasty anche se è uno stronzo insopportabile. O come eio. O come quello di La Privata Repubblica o quell'altro di Qualcosa del Genere. Questi ultimi due ve li cercate su Google, che mi seccò fare link e anche scrivere.

mercoledì 24 dicembre 2008

Generazione ☒


Al liceo avevo una professoressa di Storia e Filosofia che ci faceva fare sempre dei test a risposta multipla. Sempre. Su tutti gli argomenti. All'università le prove in itinere sono spesso e volentieri dei test a risposta multipla. Gli esami di ammissione all'università sono dei test a risposta multipla. I quiz della patente sono dei test a risposta multipla. I concorsi pubblici sono dei test a risposta multipla. "Chi vuol essere milionario?" è un test a risposta multipla. Il voto è un test a risposta multipla. I sondaggi sono un test a risposta multipla. In pratica sono cresciuto (siamo cresciuti) tracciando delle x, o al meglio annerendo il quadratino. Una risposta aperta crea il panico di dovere studiare davvero e, ancora peggio, di addentrarsi tra le insidie e le mille sfumature della lingua italiana. Giusto qualche giorno fa ho fatto una prova all'università studiando dalle prove degli anni passati. Non so ancora com'è andata, ma penso fra il bene e il benissimo. Non che avessi voglia di studiare davvero Certificazione del Prodotto Industriale e non mi sento moralmente in difetto per avere fregato il sistema (...), ma è evidente che c'è qualcosa di sbagliato alla radice. Ma almeno era una materia fatta di norme e di roba(ccia) in cui le sfumature di significato semplicemente non ci sono, e quindi ci poteva anche stare. Ma al liceo facevo i test a risposta multipla di FILOSOFIA, cazzo. Come ammazzare una materia a colpi di crocette (e poi la prof aveva anche altri difetti, ma questa è un'altra storia). Quando c'è un esame orale o uno scritto "a risposta aperta" (che è un retronimo di quelli brutti) posso girare intorno alle parole e usare quel poco di dialettica che ho nella faretra, che poi è uno dei pochi retaggi del liceo Classico; con le maledette ics invece vengo equiparato a un sasso, per non dir male di ragionieri e/o paesani.
In ogni caso, ☐ Buon Natale, ☐ Buon Anno. È possibile apporre più di una crocetta.

domenica 21 dicembre 2008

Daft Park


Sempre alla ricerca dell'argomento. "Cosa scrivo oggi sul blog? Di cosa parlo?". Ma alla fine, chi se ne frega? Queste ed altre cose pensavo qualche giorno fa, mentre passeggiavo per il parco di Via delle Scienze ascoltando i Daft Punk fluire dal mio iPod nano; successivamente una ragazza mi avrebbe detto che il volume era talmente alto che lei aveva riconosciuto che si trattava dei Daft Punk. Lì mi sono chiesto, chissà quanta gente sente la mia musica, d'altronde spesso è musica poco tranquilla e molto tunzona, e poi effettivamente sull'autobus ho visto qualche volta qualcuno girarsi stupito quando parte la canzone quella proprio potente. Ma in ogni caso, ero in questo parco, e a un certo punto un signore mi viene quasi addosso perché camminava tipo di lato o all'indietro, uscendo dal tabacchino. E lì ho pensato che c'entra con tutta una serie di cose fra cui la storia del "tornare indietro" di qualche post più sotto, il fatto di non sapere se andare a destra o a sinistra quando incroci qualcuno, eccetera. Poi sono andato al Bar di Architettura e ho aperto la Moleskine per scrivere queste cose che avevo pensato, dal momento che l'ho comprata proprio per scrivere le cose che penso; in ogni caso ora sto scrivendo a memoria, non ho la Moleskine sott'occhio. Fra le altre cose ho buttato giù anche idee per Antistatico, il blog-a-vignette che ho iniziato da poco e di cui trovate il link in alto a sinistra, e che non aggiorno da qualche giorno. Non lo aggiorno da qualche giorno (ok la smetto) perché sto cercando idee sensate, divertenti e sarcastiche al punto giusto, ché se faccio tutto di fretta mi vengono fuori cose blande. Quando userò queste idee la Moleskine la aprirò, perché non è che mi posso ricordare proprio tutto. Detto questo vedo di capire cosa farò per Capodanno, che dovevo andare a Bruxelles e ora devo capire che accade. Ciao.

domenica 7 dicembre 2008

Essere un po' meschini oggi



Io quando sono sull'autobus mi siedo sempre perché salgo al capolinea. Dopo un po' spesso sale qualche anziano, tipico esemplare da autobus. Gli anziani ronzano intorno ai posti su cui sono seduti i giovani. Io sono giovane e dovrei alzarmi per gentilezza. Invece no, guardo da un'altra parte e faccio finta di non esistere. Come se quel posto a sedere fosse l'ultima cosa che mi è rimasta dopo l'apocalisse termonucleare e io stessi lottando a mani nude per proteggerla. Quei bastardi mi sbavano intorno ma io no, non cederò, io voglio stare seduto perché mi pesa il culo. Tutto ciò è meschino, penso. Anzi, un po' meschino. Pazienza.

domenica 30 novembre 2008

Al diavolo il realismo


Negli ultimi anni al cinema è tutto più "realistico". L'Uomo Ragno è realistico, il Signore degli Anelli è realistico, i Transformers sono realistici. Si tratta di un realismo "cool", che cerca di rispondere alla domanda "come sarebbe questa cosa assurda e irreale se esistesse nel mondo reale?". Ce ne sono esempi anche nel campo dei fumetti: il tema dei "supereroi nel mondo reale" è stato sviscerato da tutti i punti di vista, basti pensare agli Ultimates di Millar (o più in generale a tutta la produzione dell'autore).
La cosa può essere senza dubbio divertente, e probabilmente lo era quando hanno iniziato a farla; in molti casi però questo presunto "realismo" non rende le cose più interessanti, ma fa l'opposto. Un esempio che calza a pennello è la rappresentazione del Diavolo. Sì, lui, il demonio, Lucifero, Satanasso: negli ultimi anni va di moda rappresentarlo come un signore in giacca e cravatta, spesso enigmatico e arguto. Gli esempi che mi vengono in mente sono la serie televisiva Reaper, il film L'Avvocato del Diavolo, un Gesù televisivo di qualche anno fa, il fumetto Lucifer. D'accordo, è un punto di vista interessante, ma pensare che ancora oggi sia una cosa originale è da idioti... e senza dubbio c'è chi lo pensa. Adesso, ditemi: non sarebbe una sfida interessante rappresentare, oggi, un diavolo tutto rosso, con le corna, il tridente, la barbetta e la coda a punta, e soprattutto cattivissimo e assolutamente immorale, senza rendere il tutto ridicolo, il che non significa necessariamente "realistico"?
Questa riflessione sull'anti-realismo nel cinema potrebbe avere altri spunti interessanti che mi riprometto di sviluppare in altri post.

venerdì 28 novembre 2008

E mezza ma non proprio

Le "qualcosa e 25" e le "qualcosa e 35" sono orari del tutto inutili. Non capita mai di dirli, si dice sempre e cinque e dieci e un quarto e venti e mezza meno venti meno un quarto meno dieci meno cinque, e quei due lì si saltano. Questo senza dubbio influisce nella nostra percezione del tempo, quindi ogni giorno per 48 volte c'è questo orario fantasma nel quale la gente non s'è data nessun appuntamento e in cui non succede nulla di rilevante; un orario in cui la gente chiede l'ora e tutti gli rispondono "e mezza" anche se non è vero, a meno che uno non abbia un telefonino o un orologio digitale (esistono ancora?) e si trovi dunque a rispondere roba come "le quindici e quarantasette".

sabato 1 novembre 2008

Hasta la vista siempre


Ci sarebbe senz'altro da dire qualcosa sulla protesta studentesca e tutto, dato che ci sono dentro anche io fino al collo. Ma cosa dire? Sinceramente dopo un po' io mi sono rotto i coglioni. Non fraintendetemi, eh, la riforma fa schifo e tutto quanto, ma le modalità di protesta mi sembrano solo una versione leggermente più elaborata di quelle del liceo. Non che non si sentano idee interessanti in giro, però più gente metti dentro più il livello si abbassa, e di molto; pare che il compromesso sia l'ingrediente fondamentale della politica, a qualunque livello.
Meglio essere di meno, dunque? Trovarsi in dieci dopo una settimana di protesta è più che altro disarmante. Se il fine è davvero la protesta serve il numero, la massa. E a quel punto va a finire che c'è un gruppo di gente che guida la massa, e di solito questo gruppo ha una sua agenda politica ben precisa, ed è di Lettere e Filosofia. E là il livello scende a dismisura per accontentare la marea di fricchettoni, e gli argomenti diventano sempre gli stessi; il nemico finale è sempre Berlusconi, la destra, il governo, il sistema, etc, etc. Tutte cose che non mi sono di certo amiche, ma quando gli studenti ancora non hanno capito la differenza fra la 133 e la 137 allora mi cascano i coglioni, fra una bandiera del Che e un carro che emana Ska-P a palla e slogan sempre uguali.
Ci ho provato, ad essere meno cinico e disilluso, ma ogni assemblea mi lascia con l'amaro in bocca; per quanto io sia il primo a blaterare di protesta pacifica, a volte mi viene voglia di fare saltare in aria tutto e fare colpi di stato a destra e a manca. Poi però mi rendo conto che in questo modo renderei semplicemente le cose più facili al governo, che non avrebbe più bisogno di infiltrare i suoi nel movimento studentesco... tecnica, questa, già usata in passato e spiegata magistralmente qualche giorno fa dal sempre ottimo Cossiga (e non sono del tutto ironico).
"Bisogna sensibilizzare l'opinione pubblica", è questo che continuo a ripetere - credendoci sempre di meno - negli ultimi giorni. Ed è per questo che insieme ai miei colleghi di design mi metterò a dare sedie di cartone colorate alla gente in piazza, fra qualche giorno. Detta così effettivamente sembra una stronzata... soprattutto detta dal tizio che qualche riga fa parlava di colpi di stato. In una città come questa l'opinione pubblica sostanzialmente se ne fotte (e penso che sia così anche altrove), e anche se certamente ci sarà qualche cittadino solidale con noi, sarà qualcuno che già votava "a sinistra" (qualunque cosa significhi oggi), oppure, nel caso sia qualcuno che ha votato a destra, non penso proprio che alle prossime elezioni si possa ritrovare assalito da atroci dubbi su chi votare, intimorito da una sedia di cartone dipinta di blu con su scritto "regalo di un futuro disoccupato". Finché la gente sta bene non lotta, penso che il problema di fondo sia questo. A un'assemblea (circa 30 partecipanti) si è proposto di fare capire alle persone come il crollo dell'università e della ricerca riguardi anche loro in prima persona, ma non basta. Persino io mi rendo conto che la riforma non mi tocca direttamente in tutti i suoi punti, e lottare per "i nostri figli" o "per la collettività" non è facile, quando i primi non esistono e i secondi sono indifferenti. Già il fatto di avere usato due volte il verbo "lottare" mi suona male.
E quindi? Certamente l'inazione totale non mi attira, fosse solo perché non mi va di essere confuso con quelli a cui non gliene frega proprio un cazzo. Intanto io osservo, partecipo, e spero che si possa costruire qualcosa a lungo termine, magari con un gruppo di gente dalle idee chiare. Per fare cosa? Per guidare le masse verso il sole dell'avvenire, che domande. La smetto subito.

P.S.: Il titolo è una frase che ho sentito a una manifestazione. Sad but true.

mercoledì 29 ottobre 2008

Lo strumento giusto


Parliamo di programmi di grafica. Fino a qualche anno fa, per fare immagini per siti e roba simile usavo Micrografx Photo Magic, una schifezza che era in un CD che davano con la stampante (Una Epson Stylus Color 400. Bei tempi, quelli). A un certo punto avevo anche installato Photoshop, ma quando lo aprivo venivo sommerso da tutti quei comandi di cui non capivo l'utilità e me ne tornavo quatto quatto alla semplicità-per-idioti di Photo Magic. Il che mi suona assurdo, adesso che uso Photoshop con una certa facilità. Anni dopo, succede una cosa simile con la grafica vettoriale, e con una piccola differenza: se prima facevo immaginette e simili per gusto personale, adesso studio design e la grafica è quello che vorrei fare nella vita. È per questo che l'uso di Inkscape si può considerare un peccato mortale. Intendiamoci, Inkscape non è ai livelli di barbarie tecnologica di Photo Magic, anche se è senza dubbio troppo semplice e gli mancano un sacco di funzioni fondamentali. E poi è open, che di solito non è un buon segno (con buona pace degli attivisti OS). Anche lì, fino a poco tempo fa l'apertura di Illustrator (che è, in questo caso, il programma "giusto", e guarda caso è della Adobe, come Photoshop) mi provocava disturbo, e per pigrizia ricascavo sempre su Inkscape. Adesso, complici nottate di supporto morale e pratico ad un'amica che sta facendo la tesi col suddetto programma, sto cominciando a scoprirne le meraviglie. Se ai tempi per liberarmi di Photo Magic ho dovuto disinstallarmelo dalle palle, stavolta non ce n'è stato bisogno... infatti l'icona di Inkscape mi guarda ancora dal suo angolino. Forse farei meglio a disinstallarlo prima che cominci a farmi pena.

P.S.: Appena comincerò ad assumere il controllo totale delle curve di Bezièr, verrete schiacciati. Tutti quanti.

lunedì 27 ottobre 2008

Pastamind


Prendere del tonno in scatola, schiacciarlo in in un piatto e aggiungere burro, limone e prezzemolo. Cuocere la pasta e metterla calda sul condimento, così che il burro si sciolga e il tutto si amalgami. Ok. Che pasta? Fusilli sì, maccheroni mmmno. Spaghetti no. Pasta lunga in generale no. Penne ok. Come faccio a sapere una cosa simile? Mi accorgo che dopo anni di pasta ormai è diventata una cosa automatica. Un italiano sa perfettamente che forma di pasta va con qualunque condimento. C'è una logica per ogni scelta, ovviamente, ma il processo mentale è immediato. Non si pensa razionalmente se il condimento debba rimanere incastrato fra le spire del fusillo o se sia meglio mettere le bavette. Semplicemente, uno lo sa. La pasta col pesto è ottima con gli gnocchetti sardi, ma è buona anche con gli spaghetti. La carbonara con la pasta corta l'ho mangiata ed è un mezzo delitto. Solo mezzo, però. La pasta è una cosa meravigliosa, cazzo.

P.S.: il condimento di inizio post è quello con cui mi sono fatto la pasta stamattina. Buonissimo.
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